3a Domenica di Avvento,  16 dicembre 2018

E noi, che cosa dobbiare fare?
Dobbiamo convertirci e il primo passo è spogliarci dalla nostra presunta autosufficienza e convincerci della necessità e urgenza di mettere in discussione noi stessi, la nostra arrogante convinzione che siamo infallibili e confrontarci con il Vangelo e, anche, con gli altri. Giovanni ci indica comportamenti concreti e realizzabili, di fronte alle ingiustizie, agli egoismi, avidità e cupidigia che producono guerre, estrema miseria, fame, odio, soprusi, sopraffazioni, morte. Tre sono le scelte fondamentali: condivisione dei beni, nell’equità e solidarietà; rispetto degli altri nella legalità, giustizia e onestà, senza mai pretendere e cercare di avere di più del dovuto; non opprimere e non estorcere abusando della posizione di responsabilità, da non ridurre mai a strapotere violento e oppressivo, sugli altri per fare i propri interessi. Dio Padre, nel Figlio Gesù Cristo dona la gioia della liberazione dal male, la gioia della riconciliazione e la gioia della comunione con Lui e tra di noi. Sia ai soldati, non intesi, però, propriamente come veri e propri ‘militari’, ma piuttosto come impiegati a funzione di guardia e di custodia per proteggere gli esattori di imposte, sia ai pubblicani, diffamati esattori delle imposte per conto dell’astuto sistema fiscale romano, che esigevano il più, oltre il pattuito, ed essere da loro trattenuto, non è richiesto loro di cambiare mestiere, ma di riformarne la logica e i loro criteri, convertendosi dalla sfrenata bramosia di ricchezza ad un equilibrio di giustizia e di equità: ‘non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato’ (v 13) e ‘non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe!’ (v14c). Sono questi i sentieri di giustizia e dell’onestà, liberi da ogni avidità e cupidigia, sopraffazione e corruzione ai quali dobbiamo convertirci e che dobbiamo seguire.
I frutti di quest’ urgente conversione
sono: solidarietà e condivisione del cibo e del vestito (dignità) per chi è nel bisogno; giustizia ed equità: ‘non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato’; rinuncia ed esclusione di ogni violenza, di cupidigia e avidità: ‘non maltrattate, non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe’. Interrogavano (v 10a e 14a): è un imperfetto e quindi indica che l’azione è reiterata nel tempo, è permanente per dare una risposta esistenziale alla proposta di salvezza.
Convertirci
al nuovo stile di vita sobria, essenziale, donata e al servizio degli altri e, prima di tutto, dei bisognosi di aiuto e di amore: dobbiamo vestire gli ignudi e ridonare loro dignità e umanità, dobbiamo dare da mangiare agli affamati, perché i beni Dio li ha destinati a tutti, dobbiamo operare nella giustizia e non maltrattare e non estorcere più del dovuto (Vangelo). Permettere al Salvatore, che è presente in mezzo a noi, di guidarci con la Sua verità, di governarci con il Suo amore, di rinnovarci e vivificarci continuamente con la luce della Sua Parola e di condurci alla piena liberazione, confermandoci  e  ristabilendoci nella vera e duratura gioia della Sua presenza (prima Lettura), per farci vivere l’attesa della Sua venuta nella ‘amabilità’, con preghiere e ringraziamenti e nella pace di Dio, che ‘custodirà i nostri cuori e le nostre menti in Cristo Gesù’ (seconda Lettura).
La Domenica della Gioia! Ogni Domenica, tutti i Giorni, per chi vive in/con/ per Cristo, in Lui, deve essere gioia permanente, vera pace, amore per tutti. Non si tratta di spensieratezza, irresponsabilità, baldoria, superficialità, o semplice allegria! La vera gioia e la pace piena (shalom!) sono frutti esclusivi della fedeltà e della relazione corretta con Dio, che ‘è con noi’ e che, nel Suo amore, ci purifica, ci libera, ci rinnova e ci ricrea, provando Egli stesso gioia per la nostra ‘gioia’!
Come il tempo di Sofonia
(prima Lettura), il tempo di Giovanni (Vangelo), il tempo di Paolo in prigione a causa del Vangelo (seconda Lettura), anche il nostro tempo, l’attuale nostra epoca, è contrassegnata dal materialismo pratico e dal relativismo imperante, dal moltiplicarsi di nuovi idoli, denaro, corruzione, ingiustizie, miserie, guerre, inquinamenti….
Anche in questo nostro tempo, che moltiplica le proposte e le possibilità di ‘godimento’ e di piacere, come fine a se stesso e con ogni mezzo e ogni trasgressione, fino ad annientare se stessi, nella nausea e squilibrio morale, fisico e psichico, nell’esasperazione e disperazione, noi, non dobbiamo ‘lasciarci cadere le braccia’, non dobbiamo ‘angustiarci per nulla’, ma dobbiamo ‘essere sempre lieti nel Signore’, che è vicino e presente, condividendo i beni, che sono destinati a tutti, e liberandoci dall’essere schiavi e posseduti del dio denaro, nell’avidità e cupidigia, che impoverisce, umilia e spoglia dalla propria dignità. Nel fare tutto questo, è indispensabile essere amabili, caritatevoli e al servizio di tutti nella pace, gioia, bontà e comunione.

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Ultimo aggiornamento 14/12/2018 - 12:
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